Sparanise
Un Comitato intercomunale contro la centrale termoelettrica

Paolo Mesolella

Il Comitato ambientalista intercomunale "NO alla Centrale" ritorna a far sentire la sua voce contro il progetto di installazione di una centrale termoelettrica di 800 MW di potenza nell'area Ex Pozzi di Sparanise . Con centinaia di volantini è ritornato ad informare la gente sui danni che la centrale potrebbe causare alla salute dei cittadini, danni che di sicuro non ripagherebbero i vantaggi promessi.  Il Comitato come si ricorderà fu istituito il 15 luglio scorso e già allora fece sentire la sua voce su tutti gli organi di stampa. Oggi riprende la sua protesta con lo scopo di informare l'opinione pubblica e fare chiarezza sulle caratteristiche della centrale e sulle possibili conseguenze in termini di salute, impatto ambientale ed eventuali prospettive occupazionali."Sappiamo - è scritto nel volantino- che centrali di questo tipo (costituite da due moduli da 400 MW) alimentate a metano, emettono notevoli quantità di gas inquinanti alla temperatura di circa 100°; gli ossidi di azoto in particolare (emessi nell'ordine di qualche milioni di mc/ora), rappresentano, insieme ad altri gas, la causa principale delle piogge acide che sono responsabili di ingenti danni all'ambiente ad ai prodotti agricoli poiché  portano nel tempo ad un grave impoverimento del suolo. Sappiamo anche che queste sostanze inquinanti sono nocive per la salute; esse possono cadere anche a distanze notevoli, causando danni a edifici, monumenti e siti archeologici. Verrebbe pertanto penalizzata la vocazione agricola e culturale del territorio (pensiamo per esempio all'area archeologica dell'antica Cales). Una parte del calore prodotto dai processi di "cogenerazione" , infatti, andrà in ogni caso disperso  nell'ambiente, con probabile mutamento del microclima. Inoltre, la formazione di grossi campi elettromagnetici che andrebbero a sommarsi a quelli prodotti dall'elettrodotto intercomunale e da quello della linea ad alta velocità, pone degli interrogativi ineludibili sui rischi per la salute dei residenti". La convenzione recentemente stipulata dal comune di Sparanise con l'AMI prevede l'impiego di 45 unità lavorative, per lo più tecnici ed operai specializzati, mentre durante il periodo di costruzione della centrale (circa tre anni) è previsto l'utilizzo di monodopera per un totale di circa 150 unità. "Ma, continua il comitato, a fronte di una serie di rischi, la cui entità è da verificare con un'accurata valutazione di impatto ambientale e di ricaduta negativa sull'agricoltura e sulle risorse turistico-archeologiche, ci si chiede quali reali vantaggi potrà arrecare questa centrale dal momento che il fabbisogno energetico non è stato ancora definito (ci troviamo in assenza di un piano energetico regionale) e che, in ogni caso, potrebbe essere in gran parte soddisfatto ricorrendo all'utilizzazione dell'energia solare sia con un impianto di medie dimensioni, sia incentivandone l'utilizzazione da parte dei privati come suggerisce l'ENEA (l'Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente)." A questo tipo di considerazioni comunque possiamo aggiungere anche uno studio del Comitato Ambiente e Territorio Sant'Arpino (Ce) reperibile su "digilander.iol.it/comav", dov'è scritto "Centrali del genere immettono per ogni 400 MW installati, alla temperatura di circa 100° centigradi, più di un milione di metri cubi l'ora di gas inquinanti, fra i quali una notevole quantità di ossidi di azoto".Nel nostro caso ,ovviamente le cifre vanno raddoppiate: una bella prospettiva quindi per la salute, per l'agricoltura, per i beni culturali del bacino archeologico di Cales.     

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